ANNO 16 n° 269
Viterbo, Medaglia d’Onore alla memoria del Tenente Mario Ciaccio: il riconoscimento a un Internato Militare Italiano
Consegnata a Unindustria la medaglia alla memoria dell’ufficiale del 42° Reggimento Fanteria, catturato dai tedeschi in Grecia dopo l’8 settembre 1943. Il nipote Mario Ciaccio ha ritirato il riconoscimento
26/09/2026 - 15:27

VITERBO – Una scelta personale diventata, a distanza di oltre ottant’anni, patrimonio della memoria collettiva. È quella del Tenente Mario Ciaccio, ufficiale del 42° Reggimento Fanteria della Divisione “Modena”, al quale è stata conferita alla memoria la Medaglia d’Onore destinata agli italiani deportati e internati nei lager nazisti e impiegati nel lavoro coatto durante la Seconda guerra mondiale.

Il riconoscimento è stato consegnato mercoledì 23 settembre, negli spazi di Unindustria a Viterbo, nel corso della cerimonia organizzata dalla Prefettura per la consegna delle Medaglie d’Onore. A ritirare quella destinata al Tenente Ciaccio è stato il nipote, Mario Ciaccio, che porta lo stesso nome del nonno.

La vicenda dell’ufficiale si inserisce nella storia degli Internati Militari Italiani, gli IMI. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, centinaia di migliaia di militari italiani catturati dalle forze tedesche furono posti di fronte alla scelta tra la collaborazione con la Germania nazista e la Repubblica Sociale Italiana oppure la prigionia. La maggioranza rifiutò e fu deportata nei campi tedeschi, dove molti vennero sottoposti a condizioni durissime, tra fame, malattie, violenze e lavoro coatto.

Una memoria che la Repubblica ha ulteriormente valorizzato con la legge 13 gennaio 2025, n. 6, che ha istituito il 20 settembre come “Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda Guerra mondiale”, con l'obiettivo di conservare il ricordo di quanti furono internati e destinati al lavoro coatto dopo il rifiuto di collaborare con lo Stato nazionalsocialista e con la Repubblica Sociale Italiana.

È in questo contesto che si colloca la storia di Mario Ciaccio. Nato in provincia di Palermo, era un giovane ufficiale del 42° Reggimento Fanteria della Divisione “Modena”, dislocata nell’Epiro meridionale. Il 12 settembre 1943, a Giannina, in Grecia, pochi giorni dopo l’annuncio dell’armistizio, il reparto venne circondato e disarmato dalle forze tedesche. Per il Tenente Ciaccio iniziò così una prigionia durata complessivamente 628 giorni.

Dalla Grecia iniziò un lungo trasferimento verso la Germania, prima sugli autocarri e poi su carri ferroviari merci. Un viaggio durato circa cinque settimane, affrontato in condizioni estremamente difficili. Registrato nello Stalag IV B di Mühlberg, fu successivamente trasferito nell’area dello Stalag IV D di Torgau.

Alla prigionia si aggiunse il lavoro coatto. Ciaccio venne impiegato inizialmente presso imprese tedesche e in seguito nell’area industriale di Schkopau, uno dei principali poli chimici strategici per l’economia di guerra tedesca. Qui trascorse le sue giornate tra lavoro estenuante, fame, privazioni e incertezza sul futuro.

La sua condizione di internato era legata a una scelta compiuta dopo l’8 settembre: non collaborare. Una decisione che comportò quasi due anni lontano dall’Italia e dalla propria famiglia. La libertà arrivò soltanto nel 1945, dopo 628 giorni di deportazione, internamento e lavoro coatto, quando poté finalmente intraprendere il viaggio di ritorno verso l’Italia e la Sicilia.

Nel corso della cerimonia di Viterbo, il Prefetto Sergio Pomponio ha richiamato il valore civile della memoria, sottolineando l’importanza di ricordare le atrocità della Seconda guerra mondiale affinché non possano ripetersi. «Facendo memoria del passato, facciamo memoria di noi stessi», ha affermato il Prefetto, ricordando inoltre che «la dignità umana è insopprimibile».

La Medaglia d’Onore alla memoria del Tenente Mario Ciaccio rappresenta così anche un momento di restituzione pubblica di una storia rimasta per lungo tempo lontana dai riflettori. Una vicenda personale che si intreccia con quella di una generazione di militari italiani che, dopo l’armistizio, affrontò la deportazione e l’internamento nei lager tedeschi.

A oltre ottant’anni di distanza, il nome di Mario Ciaccio torna dunque nella memoria pubblica attraverso il riconoscimento della Repubblica. Una medaglia che oggi consegna alle nuove generazioni il ricordo di quei 628 giorni di prigionia e della scelta compiuta da un giovane ufficiale italiano in uno dei momenti più drammatici della storia del Paese.






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